cose

Dovevi vedere la sua faccia.

Questa mattina ho visto uno.
Aveva una faccia che dovevi vederla per capire.

Sono uscito di casa che saranno state le otto e trenta, ma adesso che è novembre, quando la mattina c’è un po’ di foschia e un poco di sole, sembra sempre sia più presto. C’è quel taglio di luce che sono le otto e trenta di novembre, e sembrano quasi le sei di luglio. Almeno, io la vedo così.

E con questa luce, la gente che lavora la mattina a me sembra più bella. La gente che lavora di fatica, intendo. Non quelli come me. Sono lì che si affannano, ma hanno la faccia bella, illuminata dai raggi del sole ad alzo zero, e attorno il grigio umido di novembre.
Fa un bel contrasto.

E di gente che lavora di fatica, da quando esco di casa, ne vedo parecchia. Perché intorno casa mia ci sono tanti cantieri. Il primo è quello che sta dietro casa. Anzi, che sta attorno casa. Poi ce ne sono altri due, praticamente le due porte accanto la mia. Poi c’è un fabbro, che la mattina alle otto e mezza spesso sta già caricando la barca. E alla fine della fondamenta c’è la darsena, e anche lì di gente che lavora di fatica ce n’è tanta. Ci sono i barconi da trasporto, le idroambulanze, le barche delle ditte di elettrici e idraulici. Di tutto. Ah, parlo di cantieri, ma non intendo i cantieri edili.
Cantieri nautici, dove teniamo le barche per andarci a zonzo i fine settimana, e la gente che lavora di fatica ci va di mattina presto per fare le sue cose. Ma non ci sono solo loro. Dopo il fabbro c’è un ponte, un campo e un’altra fondamenta. Lì c’è l’ultimo cantiere.

Sta mattina camminavo in fondamenta e l’ultimo cantiere stava varando un barcone. Mi piace guardare queste manovre.
Ma questa volta, dietro il barcone sospeso a mezz’aria, ho visto un meccanico. Era lì, che sistemava il fuoribordo di una barca da lavoro, di quelle a noleggio. Era seduto di fronte al motore, scoperto. La calandra appoggiata sulle gambe, una mano appoggiata sulla copertura del volano e l’altra, nascosta al mio sguardo, dava dei buffetti al fianco del suo paziente.

Ma la faccia. Dovevi vedere la sua faccia per capire quanto contento e soddisfatto era. Aveva lo sguardo gentile e rassicurante. Saranno state le otto e trentatrè di mattina, e quel meccanico guardava quel motore come si guarda un figlio.

Mi è venuto male, perché io passo otto ore e passa seduto davanti ad un monitor, e raramente ho quella faccia soddisfatta.

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